domenica 30 ottobre 2016

SEI LIBRI "CINEMATOGRAFICI" CHE RACCONTANO PER IMMAGINI

Le storie migliori, i vertici della narrazione mondiale, provengono dal mondo dell’editoria. E non sempre sono romanzi. 
Ecco sei libri che s’impongono per la forza delle immagini e l’impatto emotivo. Sei libri che meriterebbero un adattamento per il grande schermo. 
Storie da opzionare di corsa, storie già belle e pronte per il mercato audiovisivo.  
Storie reali, con un carico di dirompente verità, oppure thriller dalla presa adrenalinica e la narrazione tesissima. Romanzi e saggi internazionali che qualsiasi produttore sano di mente correrebbe ad acquistare per trasformare in grande cinema.   

1.
L’animale più feroce di tutti. Il killer dello Zodiaco era mio padre
Autore: Stewart Gary L.; Mustafa Susan
Prezzo di copertina: € 22,00
Editore: Mondadori  (collana Ingrandimenti)
Il caso di cronaca più noto al mondo, quello del “Killer dello Zodiaco”, l’imprendibile e misterioso killer che ha ucciso cinque persone negli USA tra il 1968 e il ‘69, viene raccontato da un punto di vista inedito. Tutti ricorderanno l’agghiacciante film Zodiac, con Jake Gyllenhaal che indaga su John Carroll Lynch, ma questo libro è molto più duro e vi farà sembrare il film diretto da David Fincher una carezza. 
L’animale più feroce di tutti è un poliziesco dell’anima umana più che un thriller in senso stretto. 
Diario cronachistico di un figlio adottivo che va alla ricerca delle proprie origini, il libro è un viaggio nel passato oscuro di Gary Stewart, quel passato che gli impedisce di prendere sonno, e parallelamente ripercorre a ritroso l’infanzia di una nazione violenta, fanatica e razzista. 
Il doppio binario in cui si svolge la narrazione è da un lato la vicenda dell’autore, Gary Loyd Stewart, un ingegnere della Louisiana adottato nel 1963 che incontra nel 2002 la sua madre naturale, e dall’altro la biografia di Earl Van Best Jr, l’uomo che lo ha generato. Da una parte Gary riabbraccia la madre Judy Chandler e la perdona per averlo abbandonato, recupera quel rapporto interrotto, pretende di sapere l’identità del padre biologico e compie disperate ricerche sull’uomo. Intervista amici e conoscenti, consulta rapporti di polizia, articoli di giornale e vecchie lettere di famiglia. Forte delle proprie scoperte, Gary si rivolge alle autorità per confrontare il suo DNA con quello dello Zodiaco; ma a quanto pare, in questa vicenda, sono troppe le persone che hanno qualcosa da nascondere.
Dall’altra parte il ritratto che emerge da quel lavoro di scavo restituisce la storia di un padre dalle pulsioni autodistruttive e dal cuore nero. Sì, perché Earl Van Best Jr, o più semplicemente Van, classe ‘34, è prima di tutto un ragazzino introverso e dall’intelligenza tagliente, con un’educazione cattolica, appassionato di libri e di cultura, e poi maniaco delle armi e strenuo cultore dell’arte dell’omicidio. Nel lungo flashback delineato dalle pagine de L’animale più feroce di tutti, la ricostruzione del figlio dipinge un padre che nella San Francisco degli hippy e della contestazione affina una personalità contorta e complessa, per certi versi affascinante. Van si specializza in compravendita di libri e documenti antichi, nello studio dell’occultismo e delle scienze forensi. Dopo aver abbandonato il figlio nel sottoscala di un palazzo, Van diventa Zodiac, l’implacabile assassino che lancia la sua sfida alla polizia americana. I crittogrammi e i rebus che il padre di Gary indirizza ai giornali non saranno mai decriptati e non riusciranno a fare luce sull’identità del suo autore, né sui misteri di un’anima insondabile e oscura.     

2
Wolf
Autore: Tidhar Lavie
Prezzo di copertina: € 20,00
Editore: Frassinelli  
Bisogna avere due palle grandi, anzi grandissime, per fare di un lupo nazista il protagonista di un romanzo. Senza compiacimento, senza vendere buoni sentimenti. Qui siamo nella grande epica, perfusa di noir, con una cornice ucronica da vero sballo. Siamo anche dentro una narrativa non consolatoria, l’abbiamo detto.
The Guardian ha scritto di questo romanzo: «Un libro sull’Olocausto come nessun altro, tanto brillante quanto sconvolgente.»
L’autore israeliano Lavie Tidhar ha scelto di narrare una detective story tornando indietro nel tempo fino alla Londra del 1939, e questo chiaramente presuppone una ricostruzione impegnativa per una produzione cinematografica. Ma le premesse ci sono tutte perché Wolf diventi, magari nelle mani di Spielberg, una rappresentazione ucronica da togliere il fiato, un avvincente spaccato del “come sarebbe potuta andare la Storia senza il Fuhrer”.
Londra, Hitler non ha fatto breccia nei tedeschi e non c’è stata la seconda guerra mondiale. Herr Wolf è un investigatore privato, tedesco. Viene assoldato per ritrovare una ragazza scomparsa. La ragazza è ebrea. Wolf accetta il caso perché ha un disperato bisogno di soldi, ma Wolf odia gli ebrei. È colpa degli ebrei, infatti, se nel 1933 ha dovuto lasciare la Germania; è colpa degli ebrei se i comunisti hanno preso il potere a Berlino e da qui in quasi tutta l’Europa; è colpa degli ebrei se il partito nazista, che avrebbe portato ordine e disciplina, è stato sconfitto e distrutto; è colpa degli ebrei se Wolf e molti dei suoi vecchi camerati sono finiti così, dispersi e braccati. L’indagine porterà Wolf a ripercorrere il suo passato e precipitare nelle sue nevrosi. Niente però è come sembra, in un gioco di continui spiazzamenti.
Il protagonista è ricco di nevrosi, non certo simpatico, pieno di idee scomode e con un passato problematico. Un tempo riponeva grandi speranze nel partito nazista e oggi sogna una Europa ordinata e disciplinata. La sua ricerca della ragazza scomparsa gli scombussolerà la vita.

3.
La cena delle spie
Autore: Steinhauer Olen
Prezzo di copertina:  € 17,50
Editore: Piemme  
Tutta la storia di Steinhauer si sviluppa in un ristorante dove i due protagonisti, ex spie ed ex amanti, si incontrano per una cena chiarificatrice su fatti acceduti diversi anni prima. Qui inizia un gioco del gatto col topo ove la parte del gatto si alterna tra le due figure principali, fino al colpo di scena finale devastante. E’ una specie di Carnage mescolato a 007. Potrebbe essere un dramma teatrale come un film di spionaggio low budget e soprattutto one location.
La protagonista, Celia Harrison, sa, o crede di sapere, cosa l'aspetta la sera in cui, di fronte alle onde del Pacifico, arriva con un volo dall'Europa l'agente Henry Pelham che con la sua stanchezza, le spalle curve, e quell'incontrollabile voglia di un martini, sembra arrivato apposta per riportarla indietro nel tempo, a un passato che Celia ha deciso di gettarsi alle spalle. 
Un passato in cui anche lei, come Henry, era un'agente della CIA. E in cui un terribile atto terroristico all'aeroporto di Vienna, che la CIA non seppe né arginare né sventare, mise fine alle loro carriere. Al loro amore turbolento. Alla fiducia che nutrivano l'uno per l'altra.
Un solo appuntamento a cena: il primo dopo molti anni, e quasi sicuramente l'ultimo. Anche Henry sa, o crede di sapere, cosa lo aspetta. Per lui questa è la cena della resa dei conti. La cena in cui - con ogni mezzo, lecito e illecito - estorcerà a Celia una confessione su cosa successe davvero a Vienna, e in cui saprà anche perché, subito dopo, Celia lo lasciò per sempre, sgretolandogli il cuore. Ma Celia ha tutt'altri programmi per la serata - e per Henry. Perché nulla è come sembra durante questa lunga, burrascosa, sorprendente cena di ex amanti, ex colleghi, ex spie. Nulla se non una cosa: ogni parola detta è una bugia.
Libro splendido, che ha un avvio un po’ lento ma, quando manda la macchina narrativa a pieno regime, ti irretisce in un sottile e ambiguo gioco psicologico tra due personaggi che non sai mai se siano buoni o cattivi. Fino al colpo di scena delle ultime pagine, che ti lascia di stucco.

4.
L’addio
Autore: Moresco Antonio
Prezzo di copertina: € 15,00
Editore: Giunti Editore  (collana Scrittori Giunti)             
Se fosse un film, L’addio di Moresco sarebbe un’opera visionaria di Jodorowski, una prova virtuosistica del Martin Scorsese di Shutter Island, o del Garrone di Reality. Il nuovo romanzo di Antonio Moresco si colloca nel genere poliziesco, per aprirlo a nuovi orizzonti e condurlo in territori inesplorati. Non è cazzeggio letterario, in puro stile Strega, che infatti Moresco non ha vinto, ma è un’epopea rabbrividente che ci fa riflettere sulla presenza del male e del dolore nel mondo e sulla possibilità di salvezza dell’uomo.  
«Mi chiamo D’Arco e sono uno sbirro morto.» Comincia così questo travolgente noir, metafisico e d’azione. Il protagonista è un uomo pieno di dolore, delicatezza e furore, chiamato a compiere una missione impossibile.
La città dei vivi e quella dei morti sono vicine, comunicanti, e si assomigliano molto. La polizia dei vivi e la polizia dei morti sono in contatto e collaborano, quando devono risolvere i casi più difficili. Dispongono di cellulari tarati per la comunicazione tra vivi e morti, e di e-mail criptate. Ma c’è un’altra cosa, che però nessuno sa dire: quale dei due mondi venga prima. Ora D’Arco deve tornare nel mondo dei vivi, nel quale fu ucciso, per fermare un massacro di vittime innocenti. Ma, se la morte venisse davvero prima della vita e il male prima del bene, come si potrà invertire la spirale? D’Arco ci proverà perché è uno che non si arrende, perché ha una formidabile guida e un alleato: un bambino dal cranio rasato, gli occhi spalancati e i denti serrati, una creatura senza più voce e con il collo percorso da una cicatrice prodotta da una collana di filo spinato, ma con la volontà attraversata dalla stessa indomabile sete di giustizia.
Una coppia di eroi fragili e indistruttibili, individui solitari e disillusi ma disposti a mettere in gioco tutto per difendere chi sia stato umiliato e offeso: un uomo che si è gettato alle spalle le speranze e un bambino muto ma capace di guardare e vedere nel futuro e nell’abisso, come quei fanciulli straordinari cari all’apologetica di alcune fedi religiose.
Sullo sfondo di una indagine atipica, l’autore de L’addio non rinuncia a raccontare una cocente storia d’amore ed a condire la sua narrazione con interrogativi vertiginosi ed estremi. 
Romanzo da opzionare solo se si hanno gli attributi.

5.
The hot zone. Area di contagio.
Autore; Preston Richard
Editore: Rizzoli  (collana Rizzoli best)
Prezzo di copertina € 18,00
Non me ne vogliano Gino Strada e Roberto Satolli, che hanno scritto Zona rossa per Feltrinelli, sull’esperienza del centro Emergency in Sierra Leone, ma i due non sono neppure degni di allacciare le scarpe all’immenso Richard Preston, che ha sfornato con Area di contagio una docu-fiction sinistra che ha i toni di Le Carrè e rivela un inquietante episodio della diffusione del virus Ebola. Episodio prontamente negato e nascosto dalle Autorità americane.
Siamo nel cuore degli USA, nella provincia di Washington, nel 1989, e alla partenza della storia di Preston scatta il classico time-lock. 
Un meccanismo tipo “dobbiamo sventare una minaccia altrimenti il mondo è perduto”. 
Non c’è una bomba che sta per esplodere, ma a fare tic-tac sono i germi di una malattia. Andiamo con ordine. 
Una variante del terribile virus Ebola viene introdotta in America da alcune scimmie delle Filippine, che si sono ammalate nelle foreste tropicali. Il virus sfugge da un laboratorio e minaccia di contagiare una piccola cittadina a pochi chilometri da Washington. Attacca le scimmie, ma anche l'uomo, e gli effetti sono rapidissimi. Così, senza che l'opinione pubblica ne sia informata, per qualche giorno alcuni uomini del settore sanitario combattono una vera e propria battaglia contro un nemico invisibile a occhio nudo, capace di penetrare nell'organismo umano attraverso il respiro, di moltiplicarsi rapidamente, di scomparire per anni per poi riapparire più micidiale che mai. Una battaglia vinta forse solo per caso, quando la varietà penetrata negli Stati Uniti non si è rivelata più letale per l'uomo. Ebola è rientrato nella foresta. Tornerà? Area di contagio racconta la difficoltà di riconoscere i sintomi dell’Ebola, l'inefficacia delle terapie, la facilità con cui il virus si propaga e uccide, la corsa contro il tempo per isolare gli infetti, l’arresto del contagio. 
La seconda parte del libro, invece, è inadatta ad un adattamento cinematografico, perché più saggistica e riflessiva, ma porta il lettore a considerazioni amare e apocalittiche. Secondo Preston la natura sta reagendo alla sovrappopolazione, all'inquinamento, alla distruzione sistematica dei suoi habitat. I virus caldi sono una risposta della Terra all'attacco biologico portato quotidianamente dall'uomo, che determina degli "squilibri" che devono essere compensati. La foresta africana, una delle zone biologicamente più colpite dall'azione scellerata dell'uomo, ha creato da sola un micidiale agente esterno, per appianare le differenze, col compito di compensare l'aggressione del suo ecosistema, provocando ben 11 mila morti in pochi mesi.

6.
La donna della cabina numero 10
Autore: Ware Ruth
Prezzo di copertina € 16,90
Editore: Corbaccio  (collana Top Thriller) 
Il Sunday Express ha scritto: «Ruth Ware possiede tutte le doti dei grandi maestri del thriller: una prosa asciutta e tagliente, uno stile elegante e nitido, e la capacità di infondere in ogni pagina un senso di minaccia incombente.» 
Basterebbe solo questo straordinario potere di tenere inchiodato il lettore al racconto per farne un’opera squisitamente cinematografica. Come se non bastasse, ci sono una protagonista affetta da crisi di panico che finisce in una spirale di eventi deflagranti, una location assai suggestiva come quella della nave da crociera ed una premessa narrativa fortissima. 
L'espediente del gruppo di persone confinate in un luogo circoscritto dove avviene un omicidio, il cosiddetto 'delitto della camera chiusa', è un classico della letteratura gialla, ma La donna della cabina numero 10 ha un tasso di coinvolgimento maggiore dei romanzi di Agatha Christie e svecchia il modello originale. 

Tutto comincia con l’imbarco su una nave di lusso, l’Aurora Borealis, in compagnia di pochi e selezionatissimi ospiti. Un’ottima opportunità professionale per la giornalista Lo Blackwood, incaricata di sostituire il suo capo e ben felice di trovare sollievo dallo choc provocato da un tentativo di furto subito nella sua casa di Londra. Ma la crociera si trasforma ben presto in un incubo atroce… Durante la prima notte di viaggio, Lo assiste a quello che ha tutta l’aria di essere un omicidio, proprio nella cabina accanto alla sua, la numero 10. Non solo nessuno le crede, ma la ragazza che dice di aver incontrato nella stessa cabina sembra non essere mai esistita: non è a bordo, nessuno la conosce, e le tracce lasciate dalla sua misteriosa presenza svaniscono una dopo l’altra. Bloccata sulla nave e sempre più isolata nella sua ricerca, Lo cade in preda al terrore. Sta forse impazzendo? Oppure è intrappolata in mezzo all’oceano, unica testimone di un delitto e in balia di uno spietato assassino?

La storia, davvero inquietante e claustrofobica, è raccontata in prima persona dal punto di vista della giornalista che vuole fermare l’assassino ma nessuno le crede. L’unico elemento stonato, che un adattamento cinematografico potrà facilmente correggere, è la mancanza di un confronto finale tra la protagonista e il suo avversario. Una pecca che perdoniamo volentieri ad una maestra del brivido.